Autore: Davide'80

Consumo di carne ed evoluzione 0

Consumo di carne ed evoluzione

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 10 maggio 2012. ScienzaVegetariana.it

Il consumo di carne non è certo quello che ha determinato l’evoluzione umana.

Riportiamo la lettera scritta pochi giorni fa dal prof. Siani alla redazione de L’Unità come risposta a un articolo scientificamente ben poco fondato, pubblicato il 3 maggio sullo stesso giornale a firma Fabio Perelli.

Egregio Dott. Perelli,

Leggiamo su L’Unità, più precisamente sullo spazio riservato alla Scienza nell’edizione per il web, un breve articolo dal titolo “Il successo evolutivo dei carnivori”, recensione del lavoro “Impact of Carnivory on Human Development and Evolution Revealed by a New Unifying Model of Weaningin Mammals”, pubblicato il 18 aprile 2012 sulla rivista scientifica Plos one, a firma di Elia Psouni, Axel Janke e Martin Garwicz.

Vi si afferma che, secondo lo studio suddetto, “Il successo evolutivo e il forte sviluppo demografico della nostra specie sono legati all’acquisizione della dieta carnivora. I vegetariani storceranno il naso, ma se vi trovate a leggere queste righe e a riflettere su quanto c’è scritto è probabilmente merito anche dei benefici dell’assunzione di proteine animali”.
Conclusioni di imprudente assertività, dal momento che gli stessi autori nel loro paper affermano testualmente che “However, the specific impact of carnivory on human evolution, life history and development remains controversial”. [Tuttavia, l’impatto specifico del carnivorismo sull’evoluzione umana, sulla storia della vita e sullo sviluppo rimane controverso].

Sappiamo bene che i nostri predecessori si nutrivano anche di cibi animali rappresentati, nel caso di Homo habilis, da insetti e invertebrati casualmente presenti su rami, fiori, frutta e semi che costituivano la quasi totalità della sua dieta; successivamente i rappresentanti del genere Homo cominciarono ad approfittare delle carcasse abbandonate sul terreno dai predatori: in tali contesti, comunque, i consumi carnei erano rari, casuali, occasionali e discontinui e non potevano in nessun caso costituire una fonte di nutrienti capace di incidere in modo tale da indirizzare la nostra evoluzione. Con lo sviluppo dell’attività di caccia, la disponibilità di risorse alimentari di natura animale andò, ovviamente, crescendo; tuttavia i cibi vegetali rimasero la base fondamentale della dieta degli appartenenti al genere Homo.

Le azalee dell’AIRC finanziano la vivisezione 0

Le azalee dell’AIRC finanziano la vivisezione

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icon_novvPubblicato da AgireOra.org l’8 maggio 2012.

Comprare le azalee dell’AIRC per la festa della mamma significa finanziare anche la vivisezione.

[Comunicato stampa] Comprare le azalee dell’AIRC significa finanziare la vivisezione.
Meglio donare alle associazioni che fanno solo vera ricerca scientifica e non fanno sperimentazione animale!
8 maggio 2012

Domenica prossima 13 maggio, come ogni anno, l’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, raccoglie fondi per i propri progetti con la vendita delle azalee. Parte di questi fondi, però, vengono usati per finanziare la vivisezione, vale a dire esperimenti su animali nei quali viene indotta una malattia artificiale, quindi molto diversa da quella che si genera spontaneamente, ed in più in una specie diversa da quella umana.

“Ma al giorno d’oggi non è piu’ ammissibile sprecare tempo, risorse, soldi, in una pratica obsoleta e antiscientifica. Per aiutare davvero i malati, occorre far cessare questo spreco, e l’unico modo che abbiamo per far cambiare comportamento alle associazioni che finanziano la vivisezione è evitare di sostenerle, fino a quando non cambiano”, dichiarano i promotori dell’iniziativa NoVivisezione.org.

Il numero di animali usati nella ricerca di base, quella appunto portata avanti dalle associazioni per la ricerca medica e dalle università, è in grande aumento: ormai quasi la metà del numero totale di animali usati nella sperimentazione in Italia viene usato proprio in questo settore. Gia’ dal 2000 al 2003 c’e’ stato un aumento di ben il 40% in questo settore, nel triennio successivo c’è stato un nuovo aumento non da poco, del 22%, nell’ultimo triennio non vi è stata alcuna flessione, ma un ulteriore aumento del 4%.

“Questa sperimentazione su animali non è affatto obbligatoria per legge, è una scelta dei singoli ricercatori” precisano i promotori dell’iniziativa, “ed inoltre è pagata coi soldi dei cittadini – tasse o donazioni alle associazioni. E’ quindi doveroso informare le persone sulla destinazione dei loro soldi, vista questa mancanza di evoluzione nell’uso di metodi scientifici all’avanguardia senza animali. Questa stagnazione culturale e scientifica è veramente imperdonabile, e le persone devono sapere a chi stanno regalando il proprio denaro.”

Per questo, l’associazione AgireOra Edizioni parte in questo mese di maggio con affissioni in tutta Italia di un manifesto informativo su questo tema, in parte anche come risposta alla campagna pubblicitaria mondiale annunciata dalla lobby della vivisezione.

Contaminazione fecale nel pollame al dettaglio 0

Contaminazione fecale nel pollame al dettaglio

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Physicians Committee for Responsible Medicine. Fecal Contamination in Retail Chicken Products. April 2012. Reports. PCRM.org – Traduzione di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. 5 maggio 2012. ScienzaVegetariana.it

Una recente ricerca sul pollame in commercio negli USA mostra che circa la metà è contaminato da feci.

Da un rapporto del PCRM – Physicians Committee for Responsible Medicine – dell’aprile 2012.

La contaminazione fecale è sorprendentemente comune negli alimenti a base di carne di pollo venduti nei negozi di alimenti negli USA. In questo studio, alcuni ricercatori, in collaborazione con il PCRM, hanno testato questi prodotti, in vendita in 15 catene di negozi alimentari di 10 città USA, ricercando la presenza di feci. Un laboratorio di analisi certificato e indipendente di Chicago, Illinois, ha testato la presenza di E. coli come segno di contaminazione fecale. Sono risultati positivi per contaminazione fecale prodotti provenienti da ogni città e da ciascuna catena di negozi. Nel complesso, il 48% dei campioni è risultato positivo al test.

Contaminazione fecale di prodotti da pollame in 10 città USA

Città
Negozio di alimentari
% di prodotti contaminati
Charleston, S.C
 
Harris Teeter
33%
Publix
33%
Chicago, Ill.
 
Dominick’s
33%
Jewel-Osco
67%
Dallas, Texas
Albertsons
33%
Kroger
100%
Denver, Colo.
 
Albertsons
50%
Safeway
67%
Houston, Texas
 
H-E-B
17%
Randalls
17%
Miami, Fla.
 
Publix
50%
Winn-Dixie
83%
Milwaukee, Wis.
 
Pic ‘n Save
17%
Piggly Wiggly
50%
Phoenix, Ariz.
 
Fry’s
50%
Safeway*
0%
San Diego, Calif.
 
Albertsons
17%
Ralphs
83%
Washington, D.C.
 
Giant
83%
Safeway
67%

* Indica un negozio in cui è stato attuato un secondo test, che ha dimostrato che il 60% dei campioni era positivo alla contaminazione fecale.

Contesto

Nelle condizioni tipiche dell’allevamento e del trasporto dei polli, gli animali defecano gli uni sugli altri, e normalmente rimangono in mezzo alle feci, proprie e altrui. Inoltre le feci sono presenti nell’intestino al momento della loro macellazione. Il risultato è che le feci sono presenti comunemente negli allevamenti di pollame, nei veicoli di trasporto e negli impianti di macellazione.

Un tipico impianto di lavorazione di grandi dimensioni può macellare più di un milione di animali alla settimana.1 I polli vengono storditi, uccisi, dissanguati e fatti passare in vasche di scottamento, che rendono più facile l’eliminazione delle piume, ma che si trasformano anche in serbatoi che trasferiscono le feci da una carcassa all’altra. Dopo lo scottamento, le piume e gli intestini vengono rimossi meccanicamente. Il contenuto degli intestini può finire nei macchinari e contaminare i muscoli e gli organi dei polli stessi, e di quelli che vengono lavorati in seguito.

USA: nuovo caso di BSE 0

USA: nuovo caso di BSE

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Physicians Committee for Responsible Medicine. There Is No “Mad Kale” Disease. April 25, 2012. Dr. Barnard’s Blog. PCRM.org – Traduzione di InformazioneAlimentare.it   La carne è sicura? Questa è la domanda che gli americani...

Matteo Ruscigno, medico e atleta vegan 0

Matteo Ruscigno, medico e atleta vegan

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 3 maggio 2012. ScienzaVegetariana.it   Alcune osservazioni del dott. Ruscigno in merito all’assorbimento del ferro. Medico americano, vegano da quindici anni, è presidente del Gruppo Nutrizione...

L’alimentazione vegetariana migliora l’umore 0

L’alimentazione vegetariana migliora l’umore

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 28 aprile 2012. ScienzaVegetariana.it   E’ il risultato di uno studio da poco pubblicato. E’ stato pubblicato nel febbraio 2012 uno studio, nella rivista scientifica “Nutrition...

Nessun legame tra SSNV e VeganFest 0

Nessun legame tra SSNV e VeganFest

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 19 aprile 2012. ScienzaVegetariana.it   Comunicato del direttivo di SSNV del 18 aprile 2012. Come Direttivo di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV riteniamo importante...

Campagna a manifesti anti-vivisezione 0

Campagna a manifesti anti-vivisezione

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icon_novvPubblicato da AgireOra.org il 18 aprile 2012.

Tutti possono partecipare, affiggiamo manifesti in tutta Italia!

Come ormai si legge in vari articoli di giornale, i vivisettori stanno correndo ai ripari per difendere il loro diritto ad ammazzare animali per finti motivi “scientifici”, e stanno partendo con una campagna pubblicitaria a cartelloni e manifesti, a difesa della vivisezione.

Ecco per esempio un articolo sul tema: Vivisezione, campagna choc Un topo vale un bambino?

Pare che per intanto siano partiti con la campagna sui giornali, a suon di mezze pagine sui quotidiani.

Questa NON e’ una notizia negativa, e’ una notizia molto positiva, perche’ fino ad ora non hanno avuto bisogno di pubblicizzarsi; la maggior parte delle persone sono sempre state dalla loro parte “automaticamente”, senza bisogno di alcuno sforzo da parte dei vivisettori. Siamo sempre stati noi antivivisezionisti ad avere avuto bisogno di fare campagne informative per spiegare come la vivisezione sia inaccettabile eticamente e scientificamente.

Ora invece sono costretti pure loro a fare campagne sul tema – che pero’ nel loro caso sono campagne DIS-informative – il che vuol dire che un numero sempre maggiore di persone non e’ piu’ dalla loro parte “a priori”. Quindi, si tratta di una notizia estremamente positiva.

Che cosa usano come leva per cercare di riportare la gente dalla loro parte? Il loro solito ritornello “Meglio salvare un topo o un bambino?”. Infatti e’ proprio su questa base il messaggio della loro campagna pubblicitaria che sta per partire. C’e’ la foto di un ratto e di una bambina, e la frase “Un giorno ti potrei salvare la vita”.

Questo ci dice molto: ci dice che, come al solito, non hanno argomentazioni valide, fondate, e tantomeno originali, ma che invece l’unica cosa che sanno fare e’ far leva sull’emotivita’ delle persone col solito ricatto morale topo-bambino. Loro accusano noi antivivisezionisti di essere emotivi, mentre sono proprio loro che fanno leva sull’emotivita’ superficiale delle persone, noi invece agiamo sulla base del ragionamento, del senso di giustizia, dell’etica, della fondatezza scientifica delle nostre argomentazioni.