Autore: Davide'80

I sussidi all’agricoltura tassano la nostra salute 0

I sussidi all’agricoltura tassano la nostra salute

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 29 febbraio 2012. ScienzaVegetariana.it

I sussidi statali vanno a incentivare la produzione dei cibi meno sani.

Questo articolo del dott. Neal Barnard, medico, è stato tratto dal sito del PCRM, l’associazione statunitense di medici per una medicina responsabile, ed e’ stato originariamente pubblicato sul St. Petersburg Times.
Pur riferendosi alla situazione statunitense, va notato che le stesse osservazioni si applicano anche al caso europeo, Italia inclusa.

I sussidi all’agricoltura tassano la nostra salute

Siamo alla conclusione del periodo delle tasse, con la spesa federale sotto esame; gli americani farebbero bene a tener presente che il Congresso continua a spendere miliardi di dollari federali in politiche alimentari che contribuiscono ad una cattiva salute.

Questo progetto mangiasoldi è peggiore di un ponte sul nulla: è un’autostrada finanziata con denaro pubblico che sta portando la nazione intera verso un triste futuro pieno di problemi medici legati alla dieta e di costi sanitari in forte aumento.

Le cifre sono sbalorditive. Nella storia recente, il governo federale ha speso circa 16 miliardi di dollari all’anno in sussidi all’agricoltura. Dei fondi che vanno alla produzione alimentare, la maggior parte sostiene quel genere di cibo non sano che l’USDA (il Dipartimento per l’Agricoltura degli USA) raccomanda di mangiare meno nell’ottica di preservare la nostra salute.

Da medico e ricercatore nel campo della nutrizione, credo che il miglior modo di risolvere questa contraddizione sia quello di eliminare i sussidi federali per l’agricoltura non sana. Il contrasto tra i consigli dietetici federali e le sovvenzioni federali è netto. Il documento del governo recentemente rilasciato in forma di linee guida dietetiche consiglia agli americani di ridurre drasticamente grassi saturi e colesterolo.

Invece i sussidi agricoli ancora continuano a favorire carni grasse, latticini e zucchero. Tra il 1997 e il 2005 i produttori di maiale su scala industriale, ad esempio, hanno beneficiato di un risparmio del 15% nei costi di produzione, poiché i fondi federali sovvenzionavano i cereali per l’alimentazione dei suini.

I sussidi diretti e indiretti ai produttori caseari sono stati di 4.8 miliardi di dollari tra il 1995 e il 2009, e sono stati raggiunti nuovi picchi nel consumo di prodotti a base di formaggio molto grasso. Questo significa che le aziende responsabili della produzione del cibo più malsano vanno avanti con l’aiuto del denaro dei contribuenti.

Nel frattempo, i cibi sani – frutta e verdura – ricevono meno dell’1% in sussidi. Questo è sconcertante, dato che le linee guida dietetiche dell’USDA raccomandano di mangiare più cibi sani di origine vegetale e meno cibi contenenti grassi saturi e colesterolo, in modo da prevenire le malattie cardiache e le altre patologie che mettono a repentaglio la vita.

Come viene stigmatizzato nelle linee guida dietetiche, “lo stile alimentare vegetariano è stato associato con migliori condizioni di salute: minori tassi di obesità, un rischio ridotto di patologie cardiovascolari, ed una mortalità complessiva più bassa.”

Una visita “didattica” agli allevamenti 0

Una visita “didattica” agli allevamenti

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Pubblicato da AgireOra.org il 27 febbraio 2012.

La testimonianza di una studentessa di veterinaria in visita ad allevamenti per la produzione di carne, latte e uova.

Riportiamo qui la testimonianza di una studentessa di veterinaria che ha visitato alcuni allevamenti come parte del suo piano di studi, che ci riporta quindi una impressione di prima mano sulle condizioni in cui sono tenuti gli animali, e non certo negli allevamenti peggiori, ma in quelli “meno peggio” (se questo termina ha un senso, in questo caso) che vengono fatto vedere agli studenti.

Testimonianza

Non ero mai stata in un allevamento di bovini “da carne” e di bovine “da latte”. Non ero nemmeno mai stata in un allevamento di galline ovaiole. Ho visto dei piccoli allevamenti a conduzione familiare, ma mai ero stata in un allevamento intensivo. In qualità di studente di Medicina Veterinaria invece ci sono dovuta andare: infatti i veterinari non sono solo quelli che devono curare il gatto o il cane, nostri comuni animali domestici. I veterinari sono anche – e soprattutto – quelli che controllano che tutti gli animali definiti “zootecnici” (cioè gli animali allevati per uso e consumo umano) siano sani e abbiano le caratteristiche e le qualità che il consumatore richiede.

Il veterinario deve quindi mantenere in salute una vacca, un suino, un pollo, in modo che la sua produzione non sia diminuita, in modo che cresca in carne e in salute, per far sì che l’allevatore abbia il massimo del guadagno con la minima spesa.

I bovini “da carne”

Come prima visita ci siamo recati in un’azienda agricola/agriturismo dove fanno anche allevamento di bovini cosiddetti “da carne”. Entriamo e facciamo un giro tra le stalle: gli animali sono molto spaventati. E’ vero, noi siamo circa in 20 studenti, ma nessun animale si fa avvicinare e ci guardano con occhi impauriti. Sono suddivisi in diverse stalle, in base all’età. I più giovani, di circa 2-3 mesi, sono chiusi in un recinto che permette loro di muoversi un po’, ma sono comunque in tanti in uno spazio piuttosto ristretto.

Molti hanno scolo nasale molto vistoso e occhi lacrimanti, ma se la causa non è una malattia infettiva virale o batterica importante, che può attaccare altri individui, gli animali non vengono trattati con nessun medicamento per permettere la guarigione. Sono animali che verranno macellati nel giro di qualche mese e non vale la pena curare una piccola malattia che dal punto di vista produttivo non influisce negativamente e che comporterebbe solo una spesa da parte dell’allevatore. Inoltre quando si somministra un farmaco a un animale che dovrà diventare cibo, bisogna rispettare dei “tempi di sospensione”, cioè deve passare un certo periodo di tempo prima che l’animale possa essere macellato, in modo da avere un livello di farmaco residuo nelle carni tollerabile dal consumatore. E questo periodo di tempo per un allevatore è perdita di denaro: deve mantenere un animale che sarebbe stato pronto per essere macellato per un periodo di tempo maggiore, con inevitabile perdita di denaro. Per cui si preferisce non curarlo.

Le statine aumentano il rischio di diabete tipo 2 0

Le statine aumentano il rischio di diabete tipo 2

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Physicians Committee for Responsible Medicine. Statin Drugs Boost Type 2 Diabetes Risk. January 11, 2012. Breaking Medical News. PCRM.org – Traduzione di InformazioneAlimentare.it   I farmaci per l’abbassamento del colesterolo chiamati statine aumentano il...

Consumo di carne rossa correlato al cancro del rene 0

Consumo di carne rossa correlato al cancro del rene

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Physicians Committee for Responsible Medicine. Red Meat Intake Linked to Kidney Cancer. January 5, 2012. Breaking Medical News. PCRM.org – Traduzione di InformazioneAlimentare.it   Il rischio di cancro del rene è aumentato dal consumo...

Congresso internazionale di Nutrizione Vegetariana 0

Congresso internazionale di Nutrizione Vegetariana

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 26 gennaio 2012. ScienzaVegetariana.it

A Roma, il 18-19 ottobre, primo congresso organizzato da SINVE.

L’uomo, nella sua storia evolutiva, ha accolto come cibi molte specie naturali vegetali e animali: ha selezionato quelle più vantaggiose, è arrivato a gestirne il patrimonio genetico, a modificarne caratteri e qualità nutrizionali.

Nelle società avanzate va emergendo una viva sensibilità verso tutto ciò che è “naturale” e il cui uso e consumo agevoli la vita, promuova il benessere, preservi la salute e non danneggi l’ambiente; il vegetarismo è, fra gli stili alimentari dell’uomo, quello che più si avvicina a tali aspirazioni.

Innumerevoli studi pubblicati su riviste scientifiche hanno evidenziato che i principi nutritivi derivati dalle piante e dai loro prodotti possono prevenire e curare malattie cardiovascolari, diabete, obesità e, inoltre, ridurre il rischio per molteplici tipi di neoplasie.

Rapporti ufficiali della FAO e dell’ONU indicano nell’allevamento animale e in tutto ciò che vi ruota intorno la fonte principale di produzione di gas serra all’origine dell’attuale crisi climatica: un’alimentazione basata sulle piante contribuisce a salvare il pianeta e le diverse forme di vita che lo abitano.

Vegetarismo è anche, per l’uomo, rispettare i diritti degli altri animali, riconoscere il loro interesse a non soffrire, a non essere mutilati, a non essere confinati: è l’umanità che si esprime e afferma i propri valori etici riconoscendo i suoi stessi diritti all’altro da sé, al naturalmente diverso e necessariamente simile.

Nel mondo intero va crescendo il numero dei vegetariani; in Italia, il 7% della popolazione si nutre esclusivamente o prevalentemente di cibi vegetali (dati Eurispes).

La Società Italiana di Nutrizione Vegetariana-SINVE ha voluto organizzare, nel cuore di Roma, il 18-19 ottobre 2012, il suo Primo Congresso Internazionale. Vi parteciperanno esponenti di organizzazioni mondiali, medici e scienziati di varie nazionalità fra i maggiori esperti in ciascuno degli argomenti trattati.

Le diete vegetariane migliorano l’umore e riducono lo stress 0

Le diete vegetariane migliorano l’umore e riducono lo stress

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Physicians Committee for Responsible Medicine. Vegetarian Diets Improve Mood and Lower Stress. February 21, 2012. Breaking Medical News. PCRM.org – Traduzione di InformazioneAlimentare.it   Le diete vegetariane migliorano l’umore e riducono lo stress, secondo un...

In USA più vegani che vegetariani 0

In USA più vegani che vegetariani

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Pubblicato da AgireOra.org il 12 febbraio 2012.

Nuovo sondaggio eseguito da VegSource, molto affidabile.

In Italia vengono eseguiti ogni tanto dei sondaggi sul numero di vegetariani e vegan, ma non sono mai affidabili, e forniscono dei risultati abbastanza casuali. Questo sondaggio, eseguito negli USA nel 2011, è invece eseguito in modo corretto, perché sono state poste le giuste domande agli intervistati.

La domanda sbagliata da fare è infatti: “Lei è vegetariano?” perché molte persone si definiscono vegetariane senza esserlo. Chi mangia pesce, o anche carne ma solo ogni tanto, a volte si definisce vegetariano, ma ovviamente non lo è. Questo sondaggio pone invece le domande giuste, e calcola così il numero reale di vegetariani, di vegan, e di persone che mangiano carne e pesce meno spesso della media, ma senza confondere queste categorie.

Ecco dunque la traduzione dell’articolo di VegSource, per gentile concessione del sito ufficiale www.VegSource.com.

Ci sono più vegan che vegetariani

I dati importanti che emergono da questo sondaggio: il 2% degli americani si dichiara vegetariano, mentre il 3% si dichiara vegano.  E ci sono più uomini vegan che donne, il che è sorprendente, rispetto all’esperienza comune.

Il Vegetarian Resource Group (VRG) nel 2011 ha chiesto in un sondaggio nazionale:

Con quale frequenza gli americani mangiano pasti vegetariani?
Quanti adulti sono vegetariani negli USA?

Con tanti gruppi che promuovono i ‘Lunedì senza carne’ o i ‘Martedì al tofu’ o altre campagne per la diminuzione del consumo di carne, per un pasto o per un giorno alla settimana, il Vegetarian Resource Group si è chiesto quanto spesso gli americani mangino pasti vegetariani. Per fare una stima, il VRG ha commissionato ad Harris Interactive un sondaggio telefonico a livello nazionale.

Il 17% degli americani ha dichiarato “non mangio carne, pesce o pollame in molti dei miei pasti (ma meno della metà delle volte)” e il 16% non mangia questi cibi più della metà dei propri pasti (ma non sempre). Così, 1/3 (33%) del paese fa pasti vegetariani un numero rilevante di volte (e questi vanno ad aggiungersi ai vegetariani)!  Naturalmente questa è una buona notizia per le aziende che producono cibi vegetariani.

Nel 2008, in un sondaggio telefonico nazionale del Vegetarian Resource Group, il 40% disse che, mangiando fuori casa, spesso ordinava piatti senza carne o pesce. Per coloro tra voi che stanno cercando di individuare la popolazione molto interessata ai cibi vegetariani, per quanto non vegetariana, sembra che sia il 30% – 40% del paese

In che mani è la nostra salute? 0

In che mani è la nostra salute?

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 21 febbraio 2012. ScienzaVegetariana.it

I parlamentari dovrebbero impegnarsi a far adottare una dieta a base vegetale, sulla base delle evidenze scientifiche.

Riporta Adnkronos Salute (Roma, 15 feb) che secondo un recente studio condotto dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, gli adulti italiani obesi ammontano a poco meno di 5 milioni (il 10% della popolazione), per un costo sociale annuo pari a 8,3 miliardi di euro (circa il 6,7% della spesa pubblica). Un costo destinato a lievitare, perché nel 2025 il tasso di obesità potrebbe salire addirittura al 43%, che tradotto in “teste” significa 20 milioni di italiani.

Non solo: in Italia si registra il primato per sovrappeso e obesità anche nella fascia d’età tra i 6 e i 9 anni, con tassi di obesità infantile in crescita vertiginosa (+2,5% ogni 5 anni). Alla faccia della dieta mediterranea del terzo millennio, tanto propagandata come la “dieta più sana”, ma che invece nulla ha da spartire con l’originaria dieta mediterranea, sana davvero, ma che era essenzialmente una plant-based diet, cioè una dieta composta prevalentemente da cibi vegetali non-trasformati!
Ecco quindi il grido: Salute: allarme nutrizionisti, 20 milioni gli italiani obesi nel 2025! Sempre più necessaria una “manovra dietetica”.

Ma quali sono le iniziative “sul piatto” che i nostri governanti stanno considerando?

1- La ventilata istituzione di una tassa sul cibo-spazzatura da parte del ministro della Salute: vedremo quali cibi saranno classificati tra i junk-food, ma dubitiamo che la proposta, anche se approvata, saprà agire a 360 gradi su tutti gli alimenti in causa, compresi quelli di origine animale.

2- L’iniziativa “La manovra dietetica in Parlamento”, presentata in data 15 febbraio 2012 in Parlamento: ribattezzata la “dieta dei parlamentari”, viene già propagandata come di sicuro successo nella lotta all’obesità della popolazione italiana, in grado di ridurre il tasso di obesità in Italia e i relativi costi per lo Stato.

Peccato che questa proposta arrivi dal Centro studi Tisanoreica e che, come si legge sul suo sito istituzionale, questa dieta dimagrante (tisanoreica, appunto) si basi sul paradosso che per dimagrire bisogna mangiare in maniera disequilibrata provocando una carenza mirata, un temporaneo “squilibrio” alimentare per perdere peso ma non perdere le forme e la tonicità. Mutato nomine, la solita dieta chetogenica a basso indice glicemico (iperproteica e basata sui prodotti animali), che produce nel breve termine malnutrizione e dismetabolismi, e in molti casi il veloce recupero del peso perduto al termine del trattamento: il tutto, inoltre, sulla base di presupposti scientifici non condivisi da tutti i nutrizionisti. La cosa peggiore, tuttavia, è che come tutte le “diete dimagranti” essa non modifica permanentemente il comportamento individuale nei confronti delle scelte alimentari, rendendo di fatto il sovrappeso-obesità una malattia in rapida espansione e, purtroppo, quasi incurabile.