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Preservare una buona vista con la dieta 0

Preservare una buona vista con la dieta

Michael Greger, MD. Preserving Vision Through Diet. July 19, 2012. Dr. Greger’s Medical Nutrition Blog. NutritionFacts.org. Traduzione a cura di Valentina Carpanese per InformazioneAlimentare.it

Preserving visionPiù di un milione di americani è cieco. La buona notizia è che tutte e quattro le cause più comuni di perdita della vista possono essere evitate con una salutare dieta a base vegetale—degenerazione maculare dovuta all’età, diabete, glaucoma, e cataratta.

Guardate il mio video di 2 minuti Prevenire la degenerazione maculare con la dieta per una panoramica sulla relazione tra perdita della vista e l’Harvard’s Alternative Healthy Eating Index (il video Calcola il tuo punteggio nel mangiar sano offre un’alternativa all’alternativa). Il diabete non è solo una delle principali cause di cecità, ma anche di amputazioni ed insufficienza renale. Fortunatamente il diabete si può prevenire e persino far regredire.

Il glaucoma è un progressivo deterioramento del nostro nervo ottico, quel nervo che collega i nostri occhi con il cervello, ed è secondo solo alla cataratta come principale causa di cecità a livello mondiale. Vi sorprenderà, ma non sappiamo ancora che cosa lo provochi, per cui si è ricercato disperatamente su come possano influire ambiente e dieta.

Come mostrato nel mio video di 2 minuti Prevenire il glaucoma e vedere 27 miglia più lontano, si è scoperto che il componente della dieta che si dimostra più protettivo—diminuendo l’incidenza del glaucoma del 69%!—è il consumo di almeno una porzione al mese di cavolo verde o cavolo verde riccio. Pensate: una sola porzione, o più, al mese. Il secondo e terzo posto come cibi più protettivi vanno rispettivamente alla carota e alla pesca, entrambe con almeno una porzione alla settimana.

Si pensa sia grazie a luteina e zeaxantina, due pigmenti vegetali di colore giallo presenti nella verdura e frutta che sembra sappiano dove andare. Una volta introdotti nel nostro corpo, vanno a concentrarsi nella retina e sembrano proteggere dalle malattie degenerative oculari. Ma questo non è un fenomeno specifico solo di questi pigmenti. Il licopene è il pigmento rosso che si trova nei pomodori, e si è dimostrato protettivo contro il cancro della prostata. Indovinate dove va a finire quando un uomo mangia un pomodoro? Dritto alla prostata. Il beta carotene nella verdura potrebbe prevenire il cancro all’ovario e accade proprio che si concentri nelle ovaie.

Questi fitonutrienti non solo proteggono la nostra vista, ma potrebbero persino migliorarla. Il loro picco di assorbimento della luce risulta coincidere con la lunghezza d’onda del colore del cielo del nostro pianeta. Secondo un recente studio, filtrando quella foschia azzurrina, “gli individui con alte concentrazioni di pigmenti maculari [la luteina e la zeaxantina, quei fitonutrienti dalla verdura, NdT]” stando in cima ad una montagna in una giornata tersa “potrebbe distinguere creste di montagne lontane fino a 27 miglia più in là rispetto a quelli con concetrazioni minori o nulle di pigmenti”.

Ma non è forse vero che anche le uova contengono quantità significative di questi fondamentali nutrienti salva-vista? Questo è quello che l’industria delle uova vuol far credere—guardate il mio video di 2 minuti Punto cieco per l’industria delle uova. Inoltre, invito le persone a stare alla larga da compresse di luteina (ed integratori di beta-carotene).

Nutrizione vegan e studi di popolazione 0

Nutrizione vegan e studi di popolazione

DI CARLO MARTINI
Scritto per ComeDonChisciotte.org ed InformazioneAlimentare.it

All’interno della ricerca bio-medica, una delle tipologie di indagine più rinomate è costituita dagli studi prospettici di coorte, ossia quelli che seguono per un certo periodo di tempo (idealmente alcuni decenni) determinati gruppi di popolazione che presentino caratteristiche omogenee ed un buono stato di salute all’inizio della ricerca, per poi correlarne specifiche abitudini di vita con il rischio (ossia l’incidenza effettiva o la mortalità) di svariate patologie attraverso l’analisi statistica dei dati.

Per quanto riguarda i vegetariani stretti (vegan) i primi studi di questo tipo con campioni veramente significativi sono attualmente in corso: uno in gran Bretagna, l’altro in Nord America. Riassumiamo di seguito i risultati ottenuti fin’ora.

GRAN BRETAGNA: EPIC-OXFORD

Partecipanti: 65.000 complessivi, 24.987 vegetariani, 2.162 vegan

Note: Facente parte della European Perspective Investigation Into Cancer (http://epic.iarc.fr/)

Sito ufficiale: http://www.epic-oxford.org/home/

A confronto con onnivori, pescetariani e latto-ovo-vegetariani, ed al netto di tutti gli aggiustamenti statistici del caso (età, genere sessuale, livello educativo, attività fisica, fumo, consumo di alcool etc) i vegan risultano il gruppo sociale con i più bassi livelli di:

– Sovrappeso ed obesità (Spencer, 2002)
– Costipazione (Sanjoaquin, 2004)
– Ipertensione (Appleby, 2002)
– Cataratta (Appleby, 2011)
– Diverticolite (Crowe, 2011)

Appleby PN, Davey GK, Key TJ. Hypertension and blood pressure among meat eaters, fish eaters, vegetarians and vegans in EPIC-Oxford. Public Health Nutr. 2002 Oct;5(5):645-54.
Appleby PN, Allen NE, Key TJ. Diet, vegetarianism, and cataract risk. Am J Clin Nutr. 2011 May;93(5):1128-35. Epub 2011 Mar 23.
Crowe FL, Appleby PN, Allen NE, Key TJ. Diet and risk of diverticular disease in Oxford cohort of European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC): prospective study of British vegetarians and non-vegetarians. BMJ. 2011 Jul 19;343:d4131. doi: 10.1136/bmj.d4131.
Sanjoaquin MA, Appleby PN, Spencer EA, Key TJ. Nutrition and lifestyle in relation to bowel movement frequency: a cross-sectional study of 20630 men and women in EPIC-Oxford. Public Health Nutr. 2004 Feb;7(1):77-83.
Spencer EA, Appleby PN, Davey GK, Key TJ. Diet and body mass index in 38000 EPIC-Oxford meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans. Int J Obes Relat Metab Disord. 2003 Jun;27(6):728-34.

Malattie cardiovascolari. Ad oggi non c’è stato ancora un numero sufficiente di decessi per poter separare il gruppo dei vegan da quello più generale dei vegetariani, che comunque presentano una ridotta mortalità per malattia ischemica (Key, 2009). E’ vero che, numericamente, i dati non hanno raggiunto la significatività statistica, ma essendo ampiamente compatibili con precedenti studi prospettici sui vegetariani (Key 1999, Chang-Claude 2005), i ricercatori del progetto non hanno esitato a definirli “potenzialmente di grande importanza per la salute pubblica”.