Taggato: NEIC

Moria di pesci nella laguna di Venezia e allevamenti intensivi 0

Moria di pesci nella laguna di Venezia e allevamenti intensivi

La maggior causa del rilascio nelle acque di azoto e fosforo è, in ogni parte del mondo, l’allevamento di animali. [COMUNICATO STAMPA] Moria di pesci nella laguna di venezia: la maggior causa del rilascio...

Quanti animali uccidono gli onnivori più dei vegetariani? 0

Quanti animali uccidono gli onnivori più dei vegetariani?

Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 10 aprile 2013. ScienzaVegetariana.it   Secondo capitolo della saga “Lo stolto, il dito e la dieta vegetariana”. Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, reduce dal Congresso Internazionale...

Soluzione alla scarsità d’acqua: diventare vegetariani 0

Soluzione alla scarsità d’acqua: diventare vegetariani

icon_neic

Pubblicato da Nutrition Ecology International Center il 28 agosto 2012. NutritionEcology.org

Lo affermano gli esperti in risorse idriche per la Settimana Mondiale dell’Acqua 2012.

Si tiene in questi giorni, dal 26 al 31 agosto, a Stoccolma, la Settimana Mondiale dell’Acqua, promossa dal SIWI – Istituto Internazionale sull’Acqua (Stoccolma).

All’inizio della conferenza è stato presentato il report del SIWI di quest’anno, “Feeding a thirsty world: Challenges and opportunities for a water and food secure world” (Nutrire un mondo assetato: sfide e opportunità per ottenere la sicurezza alimentare e idrica). 2 500 persone tra politici, rappresentanti dei vari organi delle Nazioni Unite, associazioni non governative e ricercatori di 120 diversi paesi partecipano a questa conferenza per trattare il problema dell’approvigionamento idrico nel mondo.

Un messaggio importante contenuto nel report ed espresso dagli scienziati che l’hanno presentato, ripreso da giornali, agenzia di stampa e media di tutto il mondo, afferma che sarà necessario, nei prossimi 40 anni, passare a un’alimentazione vegetariana o quasi, per evitare una catastrofica scarsità d’acqua.

Hanno sottolineato che:

– Il 70% dell’acqua nel mondo è usata per l’agricoltura – ma gran parte dell’agricoltura è dedicata alla coltivazione di mangimi per animali, non all’alimentazione umana.

– Una dieta basata sui cibi animali consuma da 5 a 10 volte tanta acqua rispetto a una basata sui vegetali.

– Oggi, in media, il 20% delle proteine è assunto da prodotti animali ed è necessario diminuire drasticamente questo valore, almeno fino al 5%.

– Per poter nutrire tutti, in una situazione di scarsità d’acqua già oggi drammatica, bisogna spostarsi verso una dieta vegetariana.

Distrugge di più la siccità o l’allevamento? 0

Distrugge di più la siccità o l’allevamento?

icon_neic

Pubblicato da Nutrition Ecology International Center il 16 agosto 2012. NutritionEcology.org

Lo spreco derivante dall’allevamento di animali ha un impatto ancora peggiore dell’attuale siccità.

Si parla molto in queste settimane della siccità che ha colpito gran parte del mondo, soprattutto gli USA (la cui produzione di mais ammonta al 50% del totale di questo cereale disponibile sui mercati mondiali), ma anche l’Italia. Un fenomeno che, giustamente, desta preoccupazione.

Per fortuna la siccità non ha colpito i raccolti di riso, il cereale che sfama la gran parte delle popolazione mondiale.

Val la pena, in questo scenario, fare una riflessione su un aspetto che pochi conoscono o al quale dedicano considerazione: la siccità sarà certamente un grave danno per gli agricoltori, che perderanno i loro guadagni (ma saranno rimborsati dai sussidi), ma non mette certo in pericolo la sopravvivenza delle persone.

Infatti, un dato importante da considerare è che i raccolti più colpiti (mais, frumento, soia) vanno solo in piccola parte a nutrire gli esseri umani, ma vanno invece in gran parte a nutrire gli animali d’allevamento, di ogni specie. La metà dei cereali coltivati nel mondo e il 90% della soia servono a fare mangimi per gli animali, non a nutrire le persone.

Considerando che, mediamente, per ottenere 1 kg di carne servono 15 kg di vegetali forniti agli animali come mangime, risulta ben chiaro lo spreco enorme di risorse causato dalla produzione di carne (compreso il pesce), latticini e uova, tutti prodotti derivanti dall’allevamento di animali.

Con la stessa quantità di risorse si possono nutrire circa 10 persone che si nutrono direttamente di vegetali oppure una sola che basa la sua alimentazione su carne, pesce, latte e uova. Appare chiaro dunque quale sia la scelta più sostenbile, corretta, logica e intelligente.

La siccità è un problema, certo, ma lo spreco derivante dall’allevamento di animali è un problema ben peggiore, che è costantemente presente ed è globalmente in crescita di anno in anno.

Inoltre, senza le coltivazioni richieste dagli allevamenti, la quantità di vegetali necessaria sarebbe circa un decimo rispetto all’attuale, il che ridurrebbe di molto il problema stesso della siccità e comporterebbe anche un uso più razionale e sostenibile dei terreni: le coltivazioni per il diretto consumo umano non avrebbero bisogno di un’agricoltura intensiva spinta, e si eviterebbe così l’impoverimento del terreno e il ricorso a fertilizzanti chimici.

La FAO si allea con l’industria zootecnica 0

La FAO si allea con l’industria zootecnica

icon_neic

Pubblicato da Nutrition Ecology International Center il 28 luglio 2012. NutritionEcology.org

Gli allevatori e la FAO cercano di far credere che gli allevamenti non siano poi così dannosi per l’ambiente.

E’ stato annunciato questo mese, luglio 2012, l’ultimo progetto della FAO per sostenere il consumo di carne: la creazione di una partnership con gli allevatori, chiamata “Livestock Partnership”, per “migliorare le prestazioni ambientali del settore zootecnico”, e fare da “guida” nelle valutazioni di impatto ambientale e loro conseguenti applicazioni.

Dietro queste parole si nasconde in realtà il tentativo di difendere gli interessi economici dell’industria zootecnica. Infatti, essendo ormai noti a tutti i dati scientifici che individuano nel settore dell’allevamento uno dei maggiori (se non IL maggiore) responsabili dell’impatto ambientale in generale e dell’emissione di gas serra in particolare, la FAO intende difendere la zootecnia fornendo ai consumatori e alle istituzioni dei dati NON determinati da esperti di impatto ambientale super-partes, ma dalla Livestock Partenership, formata sostanzialmente da industrie zootecniche e da organismi che le rappresentano o sono ad esse vicine.

Tra i membri fondatori di questa partenership troviamo infatti: il Segretariato Internazionale della Carne, la Federazione Internazionale dei Prodotti Lattiero-caseari, la Commissione Internazionale sulla Uova, il Consiglio Internazionale sul Pollame, i governi di Francia, Irlanda, Paesi Bassi e Nuova Zelanda (quattro tra i maggiori produttori di carne) e, in un maldestro tentativo di far vedere che anche la parte “ambientalista” è rappresentata, troviamo anche il WWF, associazione che non ha mai preso il minimo impegno per far diminuire i consumi di carne, unico vero modo per ridurre l’impatto della produzione di cibo animale. Anzi, il vicepresidente del WWF, Jason Clay presiede la “tavola rotonda per il manzo sostenibile”, una contraddizione in termini.

Riportiamo a commento di questa notizia un articolo di Robert Goodland, per anni consulente della Banca Mondiale, che spiega come l’unica vera possibilità di far diminuire l’impatto ambientale degli allevamenti sia quella di diminuire il più possibile gli allevamenti stessi, e come l’unica speranza per contrastare in tempi brevi il riscaldamento globale sia di spostare la nostra alimentazione verso una dieta a base vegetale. E per far questo non servono i governi, non servono leggi, non servono infrastrutture, non serve aspettare anni: basta cambiare quello che mettiamo nel carrello della spesa, fin da subito.

Riscaldamento globale e collusione tra l’industria zootenica e la FAO
di Robert Goodland

Lo scorso anno è stato il più caldo mai registrato negli Stati Uniti, con temperature record in tutto il paese la settimana scorsa, che hanno provocato almeno 52 morti e causato problemi anche agli animali d’allevamento. In effetti, gli animali d’allevamento non solo subiscono danni dal riscaldamento globale, ma l’allevamento stesso causa circa il 18% dell’emissione globale di gas serra, secondo il reporti “La lunga ombra del bestiame”, emesso nel 2006 dagli specialisti in zootecnia della FAO (i quali di solito promuovo gli allevamenti stessi).

Al contrario, gli specialisti in questioni ambientali impiegati da altre due agenzie delle Nazioni Unite, la Banca Mondiale e l’International Finance Corporation, hanno sviluppato una valutazione, ampiamente citata, dalla quale appare che almeno il 51% dei gas serra causati dalle attività umane è attribuibile al bestiame. Io sono uno di questi specialisti.

Ci si potrebbe aspettare che la FAO lavori oggettivamente per determinare se la cifra reale sia più vicina al 18% o al 51%. Al contrario, Frank Mitloehner, noto per la sua affermazione che il 18% sia una stima troppo alta da utilizzare negli Stati Uniti, la scorsa settimana è stato nominato direttore di una nuova partnership tra l’industria della carne e la FAO, la Livestock Partnership.