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Il vero costo della carne

Sveliamo i retroscena dei sussidi nel settore agricolo. Uno dei fattori più importanti che influenzano la produzione alimentare nazionale e mondiale è la quantità di denaro che i governi pagano in sovvenzioni agli agricoltori....

Distrugge di più la siccità o l’allevamento? 0

Distrugge di più la siccità o l’allevamento?

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Pubblicato da Nutrition Ecology International Center il 16 agosto 2012. NutritionEcology.org

Lo spreco derivante dall’allevamento di animali ha un impatto ancora peggiore dell’attuale siccità.

Si parla molto in queste settimane della siccità che ha colpito gran parte del mondo, soprattutto gli USA (la cui produzione di mais ammonta al 50% del totale di questo cereale disponibile sui mercati mondiali), ma anche l’Italia. Un fenomeno che, giustamente, desta preoccupazione.

Per fortuna la siccità non ha colpito i raccolti di riso, il cereale che sfama la gran parte delle popolazione mondiale.

Val la pena, in questo scenario, fare una riflessione su un aspetto che pochi conoscono o al quale dedicano considerazione: la siccità sarà certamente un grave danno per gli agricoltori, che perderanno i loro guadagni (ma saranno rimborsati dai sussidi), ma non mette certo in pericolo la sopravvivenza delle persone.

Infatti, un dato importante da considerare è che i raccolti più colpiti (mais, frumento, soia) vanno solo in piccola parte a nutrire gli esseri umani, ma vanno invece in gran parte a nutrire gli animali d’allevamento, di ogni specie. La metà dei cereali coltivati nel mondo e il 90% della soia servono a fare mangimi per gli animali, non a nutrire le persone.

Considerando che, mediamente, per ottenere 1 kg di carne servono 15 kg di vegetali forniti agli animali come mangime, risulta ben chiaro lo spreco enorme di risorse causato dalla produzione di carne (compreso il pesce), latticini e uova, tutti prodotti derivanti dall’allevamento di animali.

Con la stessa quantità di risorse si possono nutrire circa 10 persone che si nutrono direttamente di vegetali oppure una sola che basa la sua alimentazione su carne, pesce, latte e uova. Appare chiaro dunque quale sia la scelta più sostenbile, corretta, logica e intelligente.

La siccità è un problema, certo, ma lo spreco derivante dall’allevamento di animali è un problema ben peggiore, che è costantemente presente ed è globalmente in crescita di anno in anno.

Inoltre, senza le coltivazioni richieste dagli allevamenti, la quantità di vegetali necessaria sarebbe circa un decimo rispetto all’attuale, il che ridurrebbe di molto il problema stesso della siccità e comporterebbe anche un uso più razionale e sostenibile dei terreni: le coltivazioni per il diretto consumo umano non avrebbero bisogno di un’agricoltura intensiva spinta, e si eviterebbe così l’impoverimento del terreno e il ricorso a fertilizzanti chimici.

La FAO si allea con l’industria zootecnica 0

La FAO si allea con l’industria zootecnica

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Pubblicato da Nutrition Ecology International Center il 28 luglio 2012. NutritionEcology.org

Gli allevatori e la FAO cercano di far credere che gli allevamenti non siano poi così dannosi per l’ambiente.

E’ stato annunciato questo mese, luglio 2012, l’ultimo progetto della FAO per sostenere il consumo di carne: la creazione di una partnership con gli allevatori, chiamata “Livestock Partnership”, per “migliorare le prestazioni ambientali del settore zootecnico”, e fare da “guida” nelle valutazioni di impatto ambientale e loro conseguenti applicazioni.

Dietro queste parole si nasconde in realtà il tentativo di difendere gli interessi economici dell’industria zootecnica. Infatti, essendo ormai noti a tutti i dati scientifici che individuano nel settore dell’allevamento uno dei maggiori (se non IL maggiore) responsabili dell’impatto ambientale in generale e dell’emissione di gas serra in particolare, la FAO intende difendere la zootecnia fornendo ai consumatori e alle istituzioni dei dati NON determinati da esperti di impatto ambientale super-partes, ma dalla Livestock Partenership, formata sostanzialmente da industrie zootecniche e da organismi che le rappresentano o sono ad esse vicine.

Tra i membri fondatori di questa partenership troviamo infatti: il Segretariato Internazionale della Carne, la Federazione Internazionale dei Prodotti Lattiero-caseari, la Commissione Internazionale sulla Uova, il Consiglio Internazionale sul Pollame, i governi di Francia, Irlanda, Paesi Bassi e Nuova Zelanda (quattro tra i maggiori produttori di carne) e, in un maldestro tentativo di far vedere che anche la parte “ambientalista” è rappresentata, troviamo anche il WWF, associazione che non ha mai preso il minimo impegno per far diminuire i consumi di carne, unico vero modo per ridurre l’impatto della produzione di cibo animale. Anzi, il vicepresidente del WWF, Jason Clay presiede la “tavola rotonda per il manzo sostenibile”, una contraddizione in termini.

Riportiamo a commento di questa notizia un articolo di Robert Goodland, per anni consulente della Banca Mondiale, che spiega come l’unica vera possibilità di far diminuire l’impatto ambientale degli allevamenti sia quella di diminuire il più possibile gli allevamenti stessi, e come l’unica speranza per contrastare in tempi brevi il riscaldamento globale sia di spostare la nostra alimentazione verso una dieta a base vegetale. E per far questo non servono i governi, non servono leggi, non servono infrastrutture, non serve aspettare anni: basta cambiare quello che mettiamo nel carrello della spesa, fin da subito.

Riscaldamento globale e collusione tra l’industria zootenica e la FAO
di Robert Goodland

Lo scorso anno è stato il più caldo mai registrato negli Stati Uniti, con temperature record in tutto il paese la settimana scorsa, che hanno provocato almeno 52 morti e causato problemi anche agli animali d’allevamento. In effetti, gli animali d’allevamento non solo subiscono danni dal riscaldamento globale, ma l’allevamento stesso causa circa il 18% dell’emissione globale di gas serra, secondo il reporti “La lunga ombra del bestiame”, emesso nel 2006 dagli specialisti in zootecnia della FAO (i quali di solito promuovo gli allevamenti stessi).

Al contrario, gli specialisti in questioni ambientali impiegati da altre due agenzie delle Nazioni Unite, la Banca Mondiale e l’International Finance Corporation, hanno sviluppato una valutazione, ampiamente citata, dalla quale appare che almeno il 51% dei gas serra causati dalle attività umane è attribuibile al bestiame. Io sono uno di questi specialisti.

Ci si potrebbe aspettare che la FAO lavori oggettivamente per determinare se la cifra reale sia più vicina al 18% o al 51%. Al contrario, Frank Mitloehner, noto per la sua affermazione che il 18% sia una stima troppo alta da utilizzare negli Stati Uniti, la scorsa settimana è stato nominato direttore di una nuova partnership tra l’industria della carne e la FAO, la Livestock Partnership.

I sussidi all’agricoltura ci stanno facendo ammalare 0

I sussidi all’agricoltura ci stanno facendo ammalare

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 4 marzo 2012. ScienzaVegetariana.it

Ancora un articolo sui danni che i sussidi agli allevatori causano alla nostra salute.

Si tratta di un articolo di Elizabeth Kucinich, direttrice del settore Affari pubblici e governativi del Comitato di Medici per una Medicina responsabile (PCRM). Pur riferendosi alla situazione statunitense, va notato che le stesse osservazioni si applicano anche al caso europeo, Italia inclusa.

I sussidi all’agricoltura ci stanno facendo ammalare

Che il cibo sia la tua medicina. Ippocrate, il padre della medicina occidentale, ci ha dato questo consiglio oltre 2000 anni fa. A giudicare dal modo in cui il Congresso americano sta spendendo i miliardi di dollari dei contribuenti per spingere le vendite di cibo non sano, non credo che abbiamo imparato questa lezione (NdT: e lo stesso fanno l’UE, il governo italiano e tutti i governo europei).

Rivediamo alcuni dati attuali che tradiscono la massima di Ippocrate.

– Più del 60% di tutti i decessi negli USA sono dovuti a malattie connesse a diete malsane cariche di grassi saturi e colesterolo: cardiopatie, cancro, ictus, patologie epatiche, e ipertensione.

– Approssimativamente il 66% degli americani sono sovrappeso od obesi; altre malattie come l’ipertensione e le cardiopatie sono pure condizioni correlabili alla dieta (NdT: i dati per l’Italia sono simili, si veda l’articolo In che mani è la nostra salute?).

– Circa il 30% dei bambini nati nel 2000 svilupperanno nel corso della vita il diabete, un’altra patologia correlata alla dieta.

– Non essere in salute è costoso! I costi medici annuali dell’obesità hanno raggiunto 147 miliardi di dollari nel 2008. Per patologie correlate all’obesità, la spesa dell’assistenza statale medica e ospedaliera (Medicare) e dell’assistenza sanitaria pubblica per le persone con basso reddito (Medicaid) attualmente ammonta a 61 miliardi di dollari l’anno. Il cancro costa 102.8 miliardi all’anno. Il diabete costa 128.1 miliardi di dollari all’anno.

Le statistiche mostrano che entro il 2030 la spesa medica annuale per le sole patologie cardiache sarà triplicata, fino a 818 miliardi!

Le statistiche sono desolanti, ma non ci sono solo cattive notizie. Le tendenze alimentari mostrano che un numero sempre maggiore di persone stanno prendendo la salute nelle proprie mani, modificando la loro dieta.

Quando ci si riferisce al cibo non sano, i principali colpevoli sono la carne e i latticini, che hanno un elevato contenuto di grassi saturi e colesterolo, e cibi trasformati ultra dolcificati.

I sussidi all’agricoltura tassano la nostra salute 0

I sussidi all’agricoltura tassano la nostra salute

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 29 febbraio 2012. ScienzaVegetariana.it

I sussidi statali vanno a incentivare la produzione dei cibi meno sani.

Questo articolo del dott. Neal Barnard, medico, è stato tratto dal sito del PCRM, l’associazione statunitense di medici per una medicina responsabile, ed e’ stato originariamente pubblicato sul St. Petersburg Times.
Pur riferendosi alla situazione statunitense, va notato che le stesse osservazioni si applicano anche al caso europeo, Italia inclusa.

I sussidi all’agricoltura tassano la nostra salute

Siamo alla conclusione del periodo delle tasse, con la spesa federale sotto esame; gli americani farebbero bene a tener presente che il Congresso continua a spendere miliardi di dollari federali in politiche alimentari che contribuiscono ad una cattiva salute.

Questo progetto mangiasoldi è peggiore di un ponte sul nulla: è un’autostrada finanziata con denaro pubblico che sta portando la nazione intera verso un triste futuro pieno di problemi medici legati alla dieta e di costi sanitari in forte aumento.

Le cifre sono sbalorditive. Nella storia recente, il governo federale ha speso circa 16 miliardi di dollari all’anno in sussidi all’agricoltura. Dei fondi che vanno alla produzione alimentare, la maggior parte sostiene quel genere di cibo non sano che l’USDA (il Dipartimento per l’Agricoltura degli USA) raccomanda di mangiare meno nell’ottica di preservare la nostra salute.

Da medico e ricercatore nel campo della nutrizione, credo che il miglior modo di risolvere questa contraddizione sia quello di eliminare i sussidi federali per l’agricoltura non sana. Il contrasto tra i consigli dietetici federali e le sovvenzioni federali è netto. Il documento del governo recentemente rilasciato in forma di linee guida dietetiche consiglia agli americani di ridurre drasticamente grassi saturi e colesterolo.

Invece i sussidi agricoli ancora continuano a favorire carni grasse, latticini e zucchero. Tra il 1997 e il 2005 i produttori di maiale su scala industriale, ad esempio, hanno beneficiato di un risparmio del 15% nei costi di produzione, poiché i fondi federali sovvenzionavano i cereali per l’alimentazione dei suini.

I sussidi diretti e indiretti ai produttori caseari sono stati di 4.8 miliardi di dollari tra il 1995 e il 2009, e sono stati raggiunti nuovi picchi nel consumo di prodotti a base di formaggio molto grasso. Questo significa che le aziende responsabili della produzione del cibo più malsano vanno avanti con l’aiuto del denaro dei contribuenti.

Nel frattempo, i cibi sani – frutta e verdura – ricevono meno dell’1% in sussidi. Questo è sconcertante, dato che le linee guida dietetiche dell’USDA raccomandano di mangiare più cibi sani di origine vegetale e meno cibi contenenti grassi saturi e colesterolo, in modo da prevenire le malattie cardiache e le altre patologie che mettono a repentaglio la vita.

Come viene stigmatizzato nelle linee guida dietetiche, “lo stile alimentare vegetariano è stato associato con migliori condizioni di salute: minori tassi di obesità, un rischio ridotto di patologie cardiovascolari, ed una mortalità complessiva più bassa.”