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La vitamina B12 nelle diete vegetariane 0

La vitamina B12 nelle diete vegetariane

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 15 marzo 2012. SSNV News. ScienzaVegetariana.it

Cari lettori,

segnaliamo questo articolo appena pubblicato sul sito di SSNV a cura della dottoressa Luciana Baroni, intitolato:
“La vitamina B12 nelle diete vegetariane”
www.scienzavegetariana.it/nutrizione/b12_approfondimenti.html

E’ un articolo di approfondimento sul tema, cui tutti possono fare riferimento se desiderano comprendere a fondo che cos’è la vitamina B12, dove si trova, perché va integrata e perché è molto più naturale, logico, razionale, assumerla da integratori di sintesi batterica piuttosto che dai prodotti animali. Un articolo necessario in quanto c’é molta disinformazione e mistificazione sull’argomento.

Riportiamo qui solo due passi, per l’articolo completo si rimanda al link indicato:

Cominciamo con quello che è il concetto di maggiore importanza e che dà senso a tutto quello che leggerete in seguito: la vitamina B12 è un nutriente essenziale per l’organismo di tutti gli animali, uomo compreso, ma nessun animale è in grado di produrla.

La vitamina B12 deve quindi essere ricavata da fonti esterne all’organismo. Mentre la fonte naturale di tutte le altre vitamine (eccetto la vitamina D) sono i cibi vegetali, per la vitamina B12 non è così, perché le piante non la utilizzano per il loro metabolismo (anche se viene riportato in letteratura che alcune piante ne conterrebbero).

La fonte naturale di vitamina B12 sono solo alcuni microrganismi: batteri, funghi e alghe. Mentre i batteri producono molta vitamina B12 attiva, funghi e alghe producono soprattutto analoghi inattivi, che possono esercitare effetti negativi sul metabolismo della vitamina B12 attiva.

Una visita “didattica” agli allevamenti 0

Una visita “didattica” agli allevamenti

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Pubblicato da AgireOra.org il 27 febbraio 2012.

La testimonianza di una studentessa di veterinaria in visita ad allevamenti per la produzione di carne, latte e uova.

Riportiamo qui la testimonianza di una studentessa di veterinaria che ha visitato alcuni allevamenti come parte del suo piano di studi, che ci riporta quindi una impressione di prima mano sulle condizioni in cui sono tenuti gli animali, e non certo negli allevamenti peggiori, ma in quelli “meno peggio” (se questo termina ha un senso, in questo caso) che vengono fatto vedere agli studenti.

Testimonianza

Non ero mai stata in un allevamento di bovini “da carne” e di bovine “da latte”. Non ero nemmeno mai stata in un allevamento di galline ovaiole. Ho visto dei piccoli allevamenti a conduzione familiare, ma mai ero stata in un allevamento intensivo. In qualità di studente di Medicina Veterinaria invece ci sono dovuta andare: infatti i veterinari non sono solo quelli che devono curare il gatto o il cane, nostri comuni animali domestici. I veterinari sono anche – e soprattutto – quelli che controllano che tutti gli animali definiti “zootecnici” (cioè gli animali allevati per uso e consumo umano) siano sani e abbiano le caratteristiche e le qualità che il consumatore richiede.

Il veterinario deve quindi mantenere in salute una vacca, un suino, un pollo, in modo che la sua produzione non sia diminuita, in modo che cresca in carne e in salute, per far sì che l’allevatore abbia il massimo del guadagno con la minima spesa.

I bovini “da carne”

Come prima visita ci siamo recati in un’azienda agricola/agriturismo dove fanno anche allevamento di bovini cosiddetti “da carne”. Entriamo e facciamo un giro tra le stalle: gli animali sono molto spaventati. E’ vero, noi siamo circa in 20 studenti, ma nessun animale si fa avvicinare e ci guardano con occhi impauriti. Sono suddivisi in diverse stalle, in base all’età. I più giovani, di circa 2-3 mesi, sono chiusi in un recinto che permette loro di muoversi un po’, ma sono comunque in tanti in uno spazio piuttosto ristretto.

Molti hanno scolo nasale molto vistoso e occhi lacrimanti, ma se la causa non è una malattia infettiva virale o batterica importante, che può attaccare altri individui, gli animali non vengono trattati con nessun medicamento per permettere la guarigione. Sono animali che verranno macellati nel giro di qualche mese e non vale la pena curare una piccola malattia che dal punto di vista produttivo non influisce negativamente e che comporterebbe solo una spesa da parte dell’allevatore. Inoltre quando si somministra un farmaco a un animale che dovrà diventare cibo, bisogna rispettare dei “tempi di sospensione”, cioè deve passare un certo periodo di tempo prima che l’animale possa essere macellato, in modo da avere un livello di farmaco residuo nelle carni tollerabile dal consumatore. E questo periodo di tempo per un allevatore è perdita di denaro: deve mantenere un animale che sarebbe stato pronto per essere macellato per un periodo di tempo maggiore, con inevitabile perdita di denaro. Per cui si preferisce non curarlo.

In USA più vegani che vegetariani 0

In USA più vegani che vegetariani

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Pubblicato da AgireOra.org il 12 febbraio 2012.

Nuovo sondaggio eseguito da VegSource, molto affidabile.

In Italia vengono eseguiti ogni tanto dei sondaggi sul numero di vegetariani e vegan, ma non sono mai affidabili, e forniscono dei risultati abbastanza casuali. Questo sondaggio, eseguito negli USA nel 2011, è invece eseguito in modo corretto, perché sono state poste le giuste domande agli intervistati.

La domanda sbagliata da fare è infatti: “Lei è vegetariano?” perché molte persone si definiscono vegetariane senza esserlo. Chi mangia pesce, o anche carne ma solo ogni tanto, a volte si definisce vegetariano, ma ovviamente non lo è. Questo sondaggio pone invece le domande giuste, e calcola così il numero reale di vegetariani, di vegan, e di persone che mangiano carne e pesce meno spesso della media, ma senza confondere queste categorie.

Ecco dunque la traduzione dell’articolo di VegSource, per gentile concessione del sito ufficiale www.VegSource.com.

Ci sono più vegan che vegetariani

I dati importanti che emergono da questo sondaggio: il 2% degli americani si dichiara vegetariano, mentre il 3% si dichiara vegano.  E ci sono più uomini vegan che donne, il che è sorprendente, rispetto all’esperienza comune.

Il Vegetarian Resource Group (VRG) nel 2011 ha chiesto in un sondaggio nazionale:

Con quale frequenza gli americani mangiano pasti vegetariani?
Quanti adulti sono vegetariani negli USA?

Con tanti gruppi che promuovono i ‘Lunedì senza carne’ o i ‘Martedì al tofu’ o altre campagne per la diminuzione del consumo di carne, per un pasto o per un giorno alla settimana, il Vegetarian Resource Group si è chiesto quanto spesso gli americani mangino pasti vegetariani. Per fare una stima, il VRG ha commissionato ad Harris Interactive un sondaggio telefonico a livello nazionale.

Il 17% degli americani ha dichiarato “non mangio carne, pesce o pollame in molti dei miei pasti (ma meno della metà delle volte)” e il 16% non mangia questi cibi più della metà dei propri pasti (ma non sempre). Così, 1/3 (33%) del paese fa pasti vegetariani un numero rilevante di volte (e questi vanno ad aggiungersi ai vegetariani)!  Naturalmente questa è una buona notizia per le aziende che producono cibi vegetariani.

Nel 2008, in un sondaggio telefonico nazionale del Vegetarian Resource Group, il 40% disse che, mangiando fuori casa, spesso ordinava piatti senza carne o pesce. Per coloro tra voi che stanno cercando di individuare la popolazione molto interessata ai cibi vegetariani, per quanto non vegetariana, sembra che sia il 30% – 40% del paese

In che mani è la nostra salute? 0

In che mani è la nostra salute?

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Pubblicato da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana il 21 febbraio 2012. ScienzaVegetariana.it

I parlamentari dovrebbero impegnarsi a far adottare una dieta a base vegetale, sulla base delle evidenze scientifiche.

Riporta Adnkronos Salute (Roma, 15 feb) che secondo un recente studio condotto dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, gli adulti italiani obesi ammontano a poco meno di 5 milioni (il 10% della popolazione), per un costo sociale annuo pari a 8,3 miliardi di euro (circa il 6,7% della spesa pubblica). Un costo destinato a lievitare, perché nel 2025 il tasso di obesità potrebbe salire addirittura al 43%, che tradotto in “teste” significa 20 milioni di italiani.

Non solo: in Italia si registra il primato per sovrappeso e obesità anche nella fascia d’età tra i 6 e i 9 anni, con tassi di obesità infantile in crescita vertiginosa (+2,5% ogni 5 anni). Alla faccia della dieta mediterranea del terzo millennio, tanto propagandata come la “dieta più sana”, ma che invece nulla ha da spartire con l’originaria dieta mediterranea, sana davvero, ma che era essenzialmente una plant-based diet, cioè una dieta composta prevalentemente da cibi vegetali non-trasformati!
Ecco quindi il grido: Salute: allarme nutrizionisti, 20 milioni gli italiani obesi nel 2025! Sempre più necessaria una “manovra dietetica”.

Ma quali sono le iniziative “sul piatto” che i nostri governanti stanno considerando?

1- La ventilata istituzione di una tassa sul cibo-spazzatura da parte del ministro della Salute: vedremo quali cibi saranno classificati tra i junk-food, ma dubitiamo che la proposta, anche se approvata, saprà agire a 360 gradi su tutti gli alimenti in causa, compresi quelli di origine animale.

2- L’iniziativa “La manovra dietetica in Parlamento”, presentata in data 15 febbraio 2012 in Parlamento: ribattezzata la “dieta dei parlamentari”, viene già propagandata come di sicuro successo nella lotta all’obesità della popolazione italiana, in grado di ridurre il tasso di obesità in Italia e i relativi costi per lo Stato.

Peccato che questa proposta arrivi dal Centro studi Tisanoreica e che, come si legge sul suo sito istituzionale, questa dieta dimagrante (tisanoreica, appunto) si basi sul paradosso che per dimagrire bisogna mangiare in maniera disequilibrata provocando una carenza mirata, un temporaneo “squilibrio” alimentare per perdere peso ma non perdere le forme e la tonicità. Mutato nomine, la solita dieta chetogenica a basso indice glicemico (iperproteica e basata sui prodotti animali), che produce nel breve termine malnutrizione e dismetabolismi, e in molti casi il veloce recupero del peso perduto al termine del trattamento: il tutto, inoltre, sulla base di presupposti scientifici non condivisi da tutti i nutrizionisti. La cosa peggiore, tuttavia, è che come tutte le “diete dimagranti” essa non modifica permanentemente il comportamento individuale nei confronti delle scelte alimentari, rendendo di fatto il sovrappeso-obesità una malattia in rapida espansione e, purtroppo, quasi incurabile.

Nutrizione vegan e studi di popolazione 0

Nutrizione vegan e studi di popolazione

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DI CARLO MARTINI
Scritto per ComeDonChisciotte.org ed InformazioneAlimentare.it

All’interno della ricerca bio-medica, una delle tipologie di indagine più rinomate è costituita dagli studi prospettici di coorte, ossia quelli che seguono per un certo periodo di tempo (idealmente alcuni decenni) determinati gruppi di popolazione che presentino caratteristiche omogenee ed un buono stato di salute all’inizio della ricerca, per poi correlarne specifiche abitudini di vita con il rischio (ossia l’incidenza effettiva o la mortalità) di svariate patologie attraverso l’analisi statistica dei dati.

Per quanto riguarda i vegetariani stretti (vegan) i primi studi di questo tipo con campioni veramente significativi sono attualmente in corso: uno in gran Bretagna, l’altro in Nord America. Riassumiamo di seguito i risultati ottenuti fin’ora.

GRAN BRETAGNA: EPIC-OXFORD

Partecipanti: 65.000 complessivi, 24.987 vegetariani, 2.162 vegan

Note: Facente parte della European Perspective Investigation Into Cancer (http://epic.iarc.fr/)

Sito ufficiale: http://www.epic-oxford.org/home/

A confronto con onnivori, pescetariani e latto-ovo-vegetariani, ed al netto di tutti gli aggiustamenti statistici del caso (età, genere sessuale, livello educativo, attività fisica, fumo, consumo di alcool etc) i vegan risultano il gruppo sociale con i più bassi livelli di:

– Sovrappeso ed obesità (Spencer, 2002)
– Costipazione (Sanjoaquin, 2004)
– Ipertensione (Appleby, 2002)
– Cataratta (Appleby, 2011)
– Diverticolite (Crowe, 2011)

Appleby PN, Davey GK, Key TJ. Hypertension and blood pressure among meat eaters, fish eaters, vegetarians and vegans in EPIC-Oxford. Public Health Nutr. 2002 Oct;5(5):645-54.
Appleby PN, Allen NE, Key TJ. Diet, vegetarianism, and cataract risk. Am J Clin Nutr. 2011 May;93(5):1128-35. Epub 2011 Mar 23.
Crowe FL, Appleby PN, Allen NE, Key TJ. Diet and risk of diverticular disease in Oxford cohort of European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC): prospective study of British vegetarians and non-vegetarians. BMJ. 2011 Jul 19;343:d4131. doi: 10.1136/bmj.d4131.
Sanjoaquin MA, Appleby PN, Spencer EA, Key TJ. Nutrition and lifestyle in relation to bowel movement frequency: a cross-sectional study of 20630 men and women in EPIC-Oxford. Public Health Nutr. 2004 Feb;7(1):77-83.
Spencer EA, Appleby PN, Davey GK, Key TJ. Diet and body mass index in 38000 EPIC-Oxford meat-eaters, fish-eaters, vegetarians and vegans. Int J Obes Relat Metab Disord. 2003 Jun;27(6):728-34.

Malattie cardiovascolari. Ad oggi non c’è stato ancora un numero sufficiente di decessi per poter separare il gruppo dei vegan da quello più generale dei vegetariani, che comunque presentano una ridotta mortalità per malattia ischemica (Key, 2009). E’ vero che, numericamente, i dati non hanno raggiunto la significatività statistica, ma essendo ampiamente compatibili con precedenti studi prospettici sui vegetariani (Key 1999, Chang-Claude 2005), i ricercatori del progetto non hanno esitato a definirli “potenzialmente di grande importanza per la salute pubblica”.