Taggato: vivisezione

Campagna a manifesti anti-vivisezione 0

Campagna a manifesti anti-vivisezione

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icon_novvPubblicato da AgireOra.org il 18 aprile 2012.

Tutti possono partecipare, affiggiamo manifesti in tutta Italia!

Come ormai si legge in vari articoli di giornale, i vivisettori stanno correndo ai ripari per difendere il loro diritto ad ammazzare animali per finti motivi “scientifici”, e stanno partendo con una campagna pubblicitaria a cartelloni e manifesti, a difesa della vivisezione.

Ecco per esempio un articolo sul tema: Vivisezione, campagna choc Un topo vale un bambino?

Pare che per intanto siano partiti con la campagna sui giornali, a suon di mezze pagine sui quotidiani.

Questa NON e’ una notizia negativa, e’ una notizia molto positiva, perche’ fino ad ora non hanno avuto bisogno di pubblicizzarsi; la maggior parte delle persone sono sempre state dalla loro parte “automaticamente”, senza bisogno di alcuno sforzo da parte dei vivisettori. Siamo sempre stati noi antivivisezionisti ad avere avuto bisogno di fare campagne informative per spiegare come la vivisezione sia inaccettabile eticamente e scientificamente.

Ora invece sono costretti pure loro a fare campagne sul tema – che pero’ nel loro caso sono campagne DIS-informative – il che vuol dire che un numero sempre maggiore di persone non e’ piu’ dalla loro parte “a priori”. Quindi, si tratta di una notizia estremamente positiva.

Che cosa usano come leva per cercare di riportare la gente dalla loro parte? Il loro solito ritornello “Meglio salvare un topo o un bambino?”. Infatti e’ proprio su questa base il messaggio della loro campagna pubblicitaria che sta per partire. C’e’ la foto di un ratto e di una bambina, e la frase “Un giorno ti potrei salvare la vita”.

Questo ci dice molto: ci dice che, come al solito, non hanno argomentazioni valide, fondate, e tantomeno originali, ma che invece l’unica cosa che sanno fare e’ far leva sull’emotivita’ delle persone col solito ricatto morale topo-bambino. Loro accusano noi antivivisezionisti di essere emotivi, mentre sono proprio loro che fanno leva sull’emotivita’ superficiale delle persone, noi invece agiamo sulla base del ragionamento, del senso di giustizia, dell’etica, della fondatezza scientifica delle nostre argomentazioni.

La soia nella nutrizione umana: l’evidenza scientifica ad oggi 0

La soia nella nutrizione umana: l’evidenza scientifica ad oggi

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DI CARLO MARTINI
www.informazionealimentare.it

La maggioranza delle campagne mediatiche contro la soia trae origine dalle teorie di un’organizzazione statunitense, la Weston A Price Foundation (WAPF), impegnata da anni in una campagna per la promozione dei cibi di origine animale e lo screditamento delle diete vegetariane/vegan (di cui, comunque, la soia non è un alimento essenziale, come del resto qualunque altro singolo cibo). Il gruppo ha influenzato anche giornali ad ampia diffusione come The Ecologist, con la direzione di Zac Goldsmith (membro onorario) e gli articoli di Stephen Byrnes (supporter della WAPF, morto d’infarto a 42 anni).

Il metodo utilizzato da quest’organizzazione e realtà analoghe si basa sui principi fondanti di qualsiasi gruppo interessato a promuovere tesi completamente al di fuori da qualsivoglia idea di realtà scientifica, compresi ovviamente quelli che operano in realtà accademico-istituzionali:

– Modelli animali. La sperimentazione animale, oltre ad essere di per sè messa in discussione dall’ampio movimento internazionale dell’anti-vivisezionismo scientifico, ed essere comunque il tipo di studio (insieme alla colture in vitro) di più basso livello nella ricerca biomedica-nutrizionale – è particolarmente inutile nel caso della soia, viste le differenze specifiche tra umani ed altre specie nel metabolismo degli isoflavoni.

– “Teorie” biochimiche. Supposizioni sugli effetti a breve e a lungo termine di determinati composti (come i fitati o gli isoflavoni) senza ricerche su umani in grado di supportarle.

– Ricerche su umani decontestualizzate. Risultati contrastanti sono un fenomeno fisiologico della ricerca scientifica, ed il motivo per cui delle certezze possono essere raggiunte solo considerando il complesso della ricerca su un determinato tema.

La WAPF e i suoi metodi sono comunque già stati analizzati per esteso altrove. Si vedano, ad esempio:

Justine Butler, Ignore the anti-soya scaremongers, The Guardian (Thursday 1 July 2010 11.08 BST)

Leo Babauta, Finally, the Truth About Soy, Zen Habits (30 May 2011)

Riguardo alla soia, considerare il complesso della ricerca (ed in particolare le rassegne e le meta-analisi di pubblicazioni scientifiche) è quello che ha fatto Jack Norris di VeganHealth.org in Soy: What’s the Harm?, forse la più completa ed aggiornata analisi sulla soia che si possa trovare oggigiorno. Quanto segue è prevalentemente un riassunto del lavoro di Norris, a cui rimandiamo per approfondimenti e per i link agli abstract delle pubblicazioni originali. Da notare che, nelle righe seguenti, lo scopo non è enfatizzare i potenziali benefici della soia (per esempio, non trattiamo la questione della funzionalità renale e dell’osteoporosi), bensì focalizzarsi sui punti di controversia che sono stati sollevati negli anni e vedere cosa emerge dalla ricerca bio-medica effettiva.